La nostra Giornata del Camminare

Il nostro 9 ottobre è stato un giorno memorabile di condivisione e solidarietà, vissuto tra Roma e poi Ussita, Visso e Castelsantangelo sul Nera (MC).

Ringraziamo tutti gli amici che ne hanno fatto parte e anche la redazione di Cronache Maceratesi per la bella cronaca della giornata e per il video che abbiamo il piacere di riportare di seguito.

Il cammino ricomincia da tre: Visso, Ussita e Castelsantangelo per salvare la montagna

La giornata del camminare sui Sibillini

di Gabriele Censi

Con l’hashtag #siamoagibili si è svolta oggi la “Giornata del camminare” di FederTrek che ha coinvolto circa 150 escursionisti provenienti da vari parti d’Italia. Una trentina, dell’associazione Movimento Tellurico, da Roma per continuare il percorso notturno nelle vie della Capitale partito alle 3:36, ora della prima scossa del 24 agosto. Come un proseguimento della “Lunga Marcia per L’Aquila” due gruppi, uno da Visso e uno da Ussita, si sono incontrati alle porte di Castelsantangelo dopo un paio di ore di cammino sotto un sole inatteso.

Ad accoglierli il sindaco Mauro Falcucci che con i colleghi Marco Rinaldi e Giuliano Pazzaglini e il presidente dell’associazione Enrico Sgarella hanno guidato il corteo nell’ingresso in paese per un lancio finale di palloncini azzurri con la scritta “Castelsantangelo c’è anche grazie a voi”. Poi il pranzo al parco a cura della pro loco e l’incontro con la psicologa Lucia Caimmi della Sipem (psicologi dell’emergenza).

“Dovremmo essere sotto i riflettori in condizioni di normalità almeno il doppio del tempo, invece solo grazie a questo evento drammatico possiamo promuovere le nostre eccellenze, siamo un territorio stupendo, qui c’è la sede del parco dei Sibillini, – ha detto il sindaco di Visso Giuliano Pazzaglini – e vogliamo dimostrare nonostante le difficoltà del momento e il disagio dei lavori in corso, comunque è possibile ancora stare bene qui”. Il sindaco di Castelsantangelo Mauro Falcucci ringrazia per la straordinaria mobilitazione: “Oggi è il momento della speranza, questa iniziativa ci ha portato un momento di gioia. Le recenti parole di Errani ci hanno rafforzato e la nostra tenacia riuscirà a produrre effetti positivi. Non c’è da distinguere tra comuni, siamo un unico comprensorio e la montagna può rinascere per il bene di tutta la regione”.

Marco Rinaldi primo cittadino di Ussita ricorda un episodio di oltre 30 anni fa di cui fu testimone il padre già sindaco: “Amintore Fanfani in visita ad una mostra a Macerata che esponeva delle opere d’arte di Castelsantangelo disse ‘queste terre non sono da meno della Toscana’. Abbiamo chiesto alle autorità di avere la certezza della ricostruzione totale, le nostre seconde case sono l’eredità di padri e nonni trasferiti altrove, il turismo è quasi il 100% della nostra economia”’. “Siamo qui per dare un sostegno alle popolazioni, – dice Lucia Caimmi della Sipem – durante l’emergenza c’è uno sconvolgimento delle emozioni del quotidiano, l’aiuto psicologico consiste nel cercare di riportare uno stato di sicurezza di base e stimolare la capacità di resilienza, reagire con le proprie forze”.

Di seguito alcune foto di Silva Ferretti (che ringraziamo come sempre di cuore!) sulla nostra camminata notturna a Roma:

dsc_3933

dsc_3997

dsc_4094

dsc_3930

I soldi per il Ponte sullo Stretto siano destinati alla prevenzione antisismica

L’associazione Movimento Tellurico esprime profondo cordoglio per le vittime del nuovo terremoto che ha colpito l’Italia centrale.

Le conseguenze di terremoti, sismi e calamità naturali sono tristemente prevedibili in questo paese: per questo Movimento Tellurico si batte da anni per un’opera diffusa di prevenzione totale e di spostamento di risorse da inutili opere megagalattiche, come il ponte sullo Stretto di Messina, verso la prevenzione antisismica e una cultura dell’ecologia e della solidarietà, di cui questo paese ha molto più bisogno.

Speriamo che questa nuova tremenda lezione faccia capire a tutti l’importanza di muoverci e di non restare arretrati su questi temi.

Solidarietà alle vittime. E ora rimbocchiamoci le maniche e mettiamoci al lavoro.

Enrico Sgarella
Presidente APS Movimento Tellurico – trekking ecologia e solidarietà

 

Firmate la petizione su change:

I soldi del Ponte siano destinati alla sicurezza antisismica

Enrico Sgarella

Alcuni momenti della camminata notturna del 6 aprile

Quest’anno nella notte del 6 aprile abbiamo raccolto il testimone ideale della fiaccolata commemorativa delle 309 vittime del terremoto dell’Aquila: alle 3:32, ora della scossa più devastante, abbiamo letto alcune testimonianze di quei giorni e ci siamo messi in cammino attraverso una Roma quasi deserta portando parole, cuori e candele attraverso le sue strade e i suoi monumenti (alcuni dei quali portano segni, poco noti, del sisma aquilano del 1349, per esempio sul Colosseo e sulla Colonna di Marco Aurelio a Piazza Colonna) fino ad assistere insieme all’alba dal Gianicolo.

2015-04-06 03.24.52
Ore 3:32, Piazza San Giovanni. Ricordiamo il terremoto dell’Aquila con una storia di presentimenti dalla piccola frazione di Santa Rufina (leggi sotto).

Il testo che segue è tratto dalla trasmissione di Radio 3 Rai Tre Soldi del 20/10/2014: “La ricostruzione, Parco Baleno e altre idee per L’Aquila” (prima puntata):

Santa Rufina.
Era un paesino, un gioiellino, un borghetto.
C’era questo scorcio che era fantastico: c’erano due case qui, e qui un arco a cui seguivano questi altri due coperti dal tavolato che vedi, lì puoi ben vedere che parte del solaio non c’è più, c’erano ancora i vecchi solai… lì addirittura ci sono ancora le tendine alle finestre, dove la gente abitava, qui era tutto abitato… come questi signori qui, che sono tornati e ogni tanto tornano anche se non potrebbero starci in casa purtroppo, ma ogni tanto tornano…

Giorni prima del terremoto…  c’era una temperatura nell’aria… una temperatura strana… proprio un’aria strana.. c’era.
Io passai da mia nonna e le dissi: Oh no’ che dici come stai?
– Eh, bene, si bene, ma qui…
Vidi nonna un po’ preoccupata quel giorno..
–    Oh no’, che hai fatto?
–    Niente…  ma… aesso te lo dico in dialetto: Parapatta non canta.
–    Che dici no’?
Quello che intendeva lei è che l’acqua di Parapatta, una falda in pressione , non si sentiva, perché nella zona dove lei abitava, nella notte in silenzio potevi ascoltare veramente il fruscio dell’acqua sottoterra…
Nonna dice:  io non sento più l’acqua.
Poi uscì fuori al cortile, guardò per aria… sai quello sguardo in cui vedi la saggezza degli anziani, con l’occhio un po’ socchiuso, persi un po’ che sembrano fissare un punto che non è un punto fisico… uno sguardo che va al di là…
–    A mi st’aria non me piace!
–    Perché no’ ?
–    Questa è aria di terremoto.
E questa è una cosa che avvenne due giorni prima del terremoto.
–    Ma che! Ma no! Statte tranquilla, non te preoccupa’..
–    Aesso! Aesso… aesso fa u terremoto. Fa…
Là per là non mi preoccupai, ma comunque mi mise un attimino la pulce nell’orecchio…

Quando arrivò quella maledetta sera del 5 aprile io, memore delle sensazioni, non tanto delle parole ma delle sensazioni che mi aveva trasmesso la nonna, fece la scossa alle 23:30 ma una bella scossa forte, all’una meno un quarto io andai in camera e presi il computer ché lì c’è tutta la mia vita: l’università i progetti… la roba che ho da studiare, altro non mi serviva, presi una coperta e il computer e li misi vicino alla porta di casa, e poi verso le due io avevo questa sensazione di disagio, di pericolo e dissi a mio padre: “Pa’, io vado a dormire in macchina”.
Mio padre si arrabbiò. Perché la casa l’ha costruita mio padre, l’ha progettata mio padre e quella era una mancanza di fiducia e di rispetto nei suoi confronti, quindi… mi trattò male e mi disse: ma cammina, ma dove vai, vattene a letto che fa freddo, ‘ché comunque era aprile era… e io mi misi a letto. Però non riuscivo a dormì e gli dissi: “Pa’, io non ce la faccio e voglio anda’ a dormi’ in macchina”, allora mio padre chiamò mia madre e gli disse:  “Guarda, vai a dormì co’ questa senno non la smette più!”
E quindi la mamma venne a dormire a letto con me.
Io mi allungai ma restò come la sensazione che fossi stata costretta ad aspettare. Perché ero…  so’ stata sveglia fino alle 3 e c’era un silenzio, a raccontarlo ora mi vengono i brividi, molto  particolare perché comunque abiti in campagna, no? Quindi senti il grillo, senti il gufo, la civetta, il cane che abbaia. Ecco alle 3 più o meno cominciò il cane del vicino e abbaiò, ma non era il classico bau, era una lamentela, era un latrare era… questo fino alle 3:32.

Quando è arrivato il terremoto io l’ho sentito proprio da lontano, un frastuono assordante! Quando poi ha cominciato piano piano la scossa, si capiva che non era come la scossa che ha sempre fatto nei giorni passati, era  stata una scossa molto più forte, così mi sono alzata dal letto e ho tentato di prendere l’interruttore delle luce…  quando poi mi sono accorta che accendendo la luce io non comandavo la luce, ‘ché la luce si accendeva e spegnava da sola tanto era forte la scossa… quando poi da sussultoria ha cominciato ad essere ondulatoria e le luci si sono…. dentro casa si è acceso tutto che facendo contatto si è acceso tutto… si sono aperti gli armadi è cominciata a uscire roba, vestiti… una cosa…
Ecco… Io ho trovato giorni, dopo che sono rientrata in casa, ho trovato il mio compito di biologia delle superiori in mezzo al libro di Analisi 1 dell’università, cioè per farti capire, questo che ci sta a fa’ qua? Il compito del terzo superiore stava in mezzo al libro del primo anno di Analisi di ingegneria, cioè in quel momento non ti chiedi neanche il perché… che ti senti talmente tanto piccolo, talmente tanto insignificante che non hai nemmeno la presunzione di chiederti il perché.

Mio padre che è un tecnico veramente con la T maiuscola ha guardato verso… io abito qua vicino, quindi se guardi fuori dalla finestra, qui sotto c’è Roio piano, ha guardato Roio piano e c’erano i lampioni accesi però c’era una enorme nuvola rosa. Mio padre tranquillamente, con molta freddezza, subito dopo il terremoto, verso le 4, mi guardò e mi disse “Io vado a prende nonna perché casa è crollata”, proprio tranquillo lui, non era preoccupato che casa era crollata, né tanto meno che nonna era probabilmente morta o sotto le macerie, perché  lui già sapeva quale era la pasta di nonna, capito?, lui ha dato per assunto che nonna era viva e che casa era crollata, è sceso con la macchina al paese ma dopo 20/30 secondi me lo sono rivisto ritornare.. “Passo per il bosco perché Santa Rufina è crollata”… il paese mio. Con una freddezza, con una cosa.. si è rigirato e ha fatto la strada del bosco. Arrivato giù al paese ha trovato mia nonna in piedi sulle macerie di casa sua con la gonna, la camicia del  vestito a festa e la borsetta con dentro i documenti: lei si era già preparata tutto, ‘ché lei lo sapeva già, da due giorni prima che ti ho detto “Questa è aria di terremoto”, lei già lo sapeva, si era già preparata…
Nonna ci poteva rimanere sotto le macerie… perché la camera di mia nonna è crollata, lei stava in piedi in mezzo alla strada e i vicini di casa gli dicevano “Che stai a fa’ là, vieni qua che se fa un’altra scossa che ti casca l’altra casa addosso!”. Mia nonna disse “Io sto qui perché aspetto mio figlio che mi viene a prendere, perché lei sapeva che  papà stava andando lì a prenderla… cioè una cosa…  per farti capire che… io penso che secondo me la telepatia veramente esiste… cioè mio padre sapeva che mia nonna era viva e mia nonna si è messa lì e sapeva che mio padre sarebbe andato a prenderla…

2015-04-06 03.37.00
Via Merulana

 

2015-04-06 03.58.27
Passaggio al Colosseo

 

2015-04-06 04.14.30
Via dei Fori Imperiali, altre memorie: le Ghost Bikes (“biciclette fantsma”) ricordano i ciclisti uccisi mentre pedalavano in strada.

 

2015-04-06 04.58.10
La colonna di Marco Aurelio presenta uno sfalsamento a circa metà altezza, provocata dal terremoto aquilano del 1349.

 

2015-04-06 04.58.19
Piero ci indica il punto della colonna che testimonia il sisma del 1349.

 

 

2015-04-06 05.11.43
Le nostre candele in Piazza del Pantheon.

 

2015-04-06 05.33.12
Campo dei Fiori: Giordano Bruno ci guarda passare…

 

2015-04-06 05.56.46
Trastevere mai vista così deserta…

 

2015-04-06 06.19.30
Arrivati al Gianicolo ci prepariamo ad ascoltare l’ultima lettura.

 

2015-04-06 06.20.23
Sta per sorgere il sole.

 

2015-04-06 06.20.34

Il testo letto sul Gianicolo, al termine della nostra camminata, è tratto da un articolo pubblicato su Il Capoluogo d’Abruzzo.

L’Aquila, un Vecchio e un Bambino

di Tiziana Pasetti

Se vuoi capire L’Aquila di oggi, se vuoi capirla davvero, devi tornarci dentro, devi guardare e respirare e ascoltare.

Se vuoi capire L’Aquila devi prendere un vecchio e un bambino e devi portarli nel cuore della città cariata e putrefatta.

Uno lo vedrai piangere, sono lacrime di piombo, perdere la propria città è perdere la propria storia, quella intima, quella dei luoghi dove ti rivedi vivere, dove continui a sentire la presenza delle persone che hai amato e che non ci sono più.
Vecchio. È un uomo vecchio quello che ha fatto il sarto per una vita intera. Una bottega piccola, a pochi passi da una delle Porte della città. Con la stoffa e con il filo e con l’ago è cresciuto, più che con il latte. Anche quando gli occhi hanno cominciato a non vedere più, a guidare le sue mani è rimasto l’istinto.
Da quattro anni torna tutti i giorni. Guarda il palazzo, guarda la porta che ha aperto per tutte le mattine della sua vita.
Se gli domandi a cosa stia pensando, non ti risponderanno le parole, ma il lieve gesto delle sue spalle, un lieve movimento della labbra.
Non siamo nati per veder morire quello che crediamo eterno, la fragilità della pietra suona come un paradosso, quel castello, quello, c’era ancora prima di mio padre, e con lui passeggiavo, la domenica, con le braghe corte e il suono delle prime automobili a riempire di magia quei giorni lontani.
Vecchio. È solo un uomo senza età quello che ti dice io ho una speranza. Tornare a riaprire la mia bottega, aspettare sull’uscio i miei clienti e intanto sentire L’Aquila che parla. Quando perdi gli amori della tua vita, una mamma, un papà, una compagna, un figlio, sono i luoghi che poi ti confortano. Il vicolo dove hai rubato il primo bacio, quello dove ti sei nascosto mentre tua madre ti correva dietro con il battipanni in mano, la cantina dove correvi quando c’era il rumore degli aerei che si avvicinava e scoprivi che trattenere il fiato è naturale come respirare.
Vecchio. Sembra dirti se non torno qui tutti i giorni questa città si dissolve, e se si dissolve lei scompare il mio passato, se non rinasce lei muoiono davvero anche tutte le persone che amo.

Andiamo via, ti dice un bambino se provi a portarlo a L’Aquila città che non c’è più. Puzza, andiamocene, ti dirà un bambino se lo porti nei vicoli che stanno marcendo insieme al legno che serve da sostegno alle case sventrate. C’è muffa e umidità e sporcizia. Il Vecchio non le vede, cerca altro, spera. Tu, che tieni la mano del bambino, hai ricordi, hai compassione, in fondo sei cieco anche te.
I nuovi aquilani questa città non l’hanno mai vista. Ci sono quelli che la notte del 6 aprile avevano un’età piccola piccola e ci sono quelli che sono nati dopo. Per loro non c’è un prima che possa addolcire l’orrore di oggi.

È un po’ come quando da piccolo ti portavano a trovare un nonno anzianissimo. Se eri molto educato ti avvicinavi al letto, davi anche un bacino al moribondo, mettevi su un sorriso.

Poi, appena ti mettevano giù e sapevi di non essere guardato, ti pulivi le labbra e speravi che quell’odore nauseabondo non ti restasse addosso, dopo.

Se vuoi capire dove sta andando questa città, parti dalla fine. E cerca di capire, guarda bene, però, se un nuovo inizio è possibile.

2015-04-06 06.20.50

2015-04-06 06.54.34

Segnaliamo anche il racconto fotografico gentilmente pubblicato da Fernanda di Mastropaolo.

13 gennaio 1915: Centenario del terremoto della Marsica

Oggi è il centenario del secondo terremoto più devastante in Italia, quello della Marsica del 13 gennaio 1915. 30.000 morti, ricostruzione misera e stentata, anche per il rifiuto di accettare gli aiuti stranieri (l’Italia stava cambiando casacca per entrare in guerra al fianco della Francia, il terremoto ritardò di quattro mesi l’entrata in guerra). I giovani arruolati, le donne e i vecchi sopravvissuti nelle baracche, Avezzano ripopolata con gli sfollati di tutta Italia, anche di Caporetto…

Di tutto questo non c’è quasi traccia nella stampa nazionale, e solo qualche articolo nella stampa locale (mentre viene ricordato il terremoto di Haiti di 5 anni fa)…

Siamo a posto? Non corriamo nessun rischio in caso di un nuovo terremoto? Non abbiamo nulla da temere? Sono stati fatti interventi di messa in sicurezza antisismica di case, scuole e monumenti (ove possibile, naturalmente)? Non si direbbe. Eppure il 70% del territorio nazionale è a rischio sismico.

La vera “grande opera” che serve al paese è la messa in sicurezza del territorio dal dissesto idrogeologico (i morti di questo ultimo autunno per le frane e le alluvioni sono appena dietro l’angolo) e la messa in sicurezza antisismica degli edifici non costruiti con i moderni criteri di resistenza, a cominciare da scuole e monumenti, con possibilità dei privati di detrarre al 100% dalle tasse le spese effettuate a tale scopo e, per chi non dispone dei mezzi finanziari, accesso al credito agevolato tramite garanzia pubblica (è già stato fatto in Umbria con una convenzione fra la Cassa di Risparmio di Perugia e gli abitanti di Spina (comune di Marsciano) danneggiati dal terremoto del dicembre del 2009 con manleva della Regione Umbria).

Questa sarebbe davvero una grande opera, che permetterebbe l’apertura di migliaia di cantieri in tutto il territorio italiano, con una buona crescita diffusa: fatta nell’interesse di tutti e non degli interessi speculativi del capitalismo vorace, quando non della malavita organizzata.

Movimento Tellurico, trekking ecologia e solidarietà.
movimentotellurico@gmail.com

Leggi l’articolo: Marsica, 13 gennaio 1915. Ore 7:53, Magnitudo 7, 30.000 morti pubblicato su 6aprile.it con video e immagini dell’epoca.

***

Note sulla fotografia pubblicata su questa pagina, tratta da un album pubblicato da Flavio Bruni su facebook:

Guardai Avezzano e credetti di essere vittima di un orrendo sogno: il castello, gli stabilimenti dagli alti fumaioli, la chiesa dell’artistico e agile campanile, tutto era scomparso. Avezzano era scomparsa e al suo posto non si scorgevano che pochi muri.

Molte delle foto riprodotte in questo album furono scattate poche ore dopo la catastrofe del 13 gennaio 1915 da un ammiraglio dell’aviazione degli Stati Uniti d’America, Lansing Callan. Sono immagini inedite per l’Italia, scovate da Ernesto Salvi, avezzanese che da oltre dieci anni risiede e lavora a Vancouver, in Canada. Le foto possono essere mostrate grazie alla sua caparbietà e a quella di Paolo Lo Russo e Angelo Innocenzi, due persone che come Salvi tengono viva la memoria. Le foto furono donate dai discendenti dell’ammiraglio Callan, nel maggio del 1976, all’Usgs (Us Geological Survey).

La spirale della memoria: 100 anni dal terremoto che distrusse la Marsica

Il-cammino-spirale-della-memoria

Movimento Tellurico inaugura le attività previste per il 2015 partecipando alla “Spirale della Memoria” organizzata da Luca Gianotti, cofondatore della Compagnia dei Cammini. L’iniziativa intende commemorare la tragedia del terremoto della Marsica del 1915: un intero territorio sconvolto, 30.000 morti nella regione.

Il cammino si svolgerà dal 2 al 16 Gennaio (con qualsiasi condizione atmosferica) e in due settimane toccherà tutti i luoghi della tragedia. Ci saranno incontri e manifestazioni locali sul tema della Memoria e dell’impegno odierno per la prevenzione e la salvaguardia del territorio.

Clicca qui per seguire l’evento su Facebook

Luca Gianotti
Luca Gianotti in cammino tra sole e neve

 

La Spirale della Memoria si intreccia con percorsi e luoghi della Lunga Marcia per L’Aquila e nella sua ideazione corrisponde alla linea perseguita da Movimento Tellurico del “camminare per”: escursionismo inteso non solo come mera attività di trekking ma anche come mezzo per segnalare le criticità del territorio e, come in questo caso, per ricordare tragici fatti del passato che fanno riflettere sulla necessità assoluta di attivare una politica nazionale di prevenzione antisismica, la prima vera “grande opera” da mettere subito in cantiere prima di ogni altra previsione di spesa.

Perciò non potevamo non seguire attivamente la traccia di Luca Gianotti e saremo presenti nelle tappe:

  • sabato 10 gennaio: Forca Caruso – Cerchio – Aielli – Celano
  • domenica 11 gennaio: Celano – Magliano de’ Marsi
  • venerdì 16 gennaio (tappa finale di arrivo): Pescina – Piana del Fucino – Avezzano

Sarà una buona occasione per approfondire il solco dei nostri cammini in vista della Lunga Marcia per L’Aquila del 2015.

Buon anno da Movimento Tellurico!

Terremoto nel reatino

Un terremoto di magnitudo Richter 3,5 è stato registrato dall’INGV alle 5:38 del 13 febbraio 2014 nel distretto sismico dei Monti Reatini. L’epicentro è stato individuato tra Cittareale, Norcia ed Amatrice a 9,5 km di profondità. Il sisma è stato avvertito anche in alcune zone dell’Abruzzo e delle Marche.

Comuni entro 10 km dall’epicentro: Norcia (Pg), Cittareale (Ri)

Comuni tra 10 e 20 km: Castelsantangelo Sul Nera (Mc), Arquata Del Tronto (Ap), Cascia (Pg), Monteleone Di Spoleto (Pg), Preci (Pg), Accumoli (Ri), Amatrice (Ri), Borbona (Ri), Posta (Ri)

Fonte: 6aprile.it

La resilienza

flower-dry-land

Contributo di Roberto Ferri della SIPEM Marche


Che cos’è la resilienza?

Per resilienza si intende, dal punto di vista psicologico, la capacità dell’individuo di affrontare e superare eventi negativi e traumatici per l’adattamento e lo sviluppo personali. In tal modo l’individuo colpito dall’evento non solo non si spezza, ma potenzia le proprie capacità di adattamento all’ambiente e le proprie competenze.
Fondamentale da questo punto di vista è “esercitare” la resilienza cominciando dalle scuole e coinvolgendo gli istituti in tale programmazione.
Una comunità resiliente è una comunità collaborativa, che non assume il ruolo di vittima bensì si attiva per superare le difficoltà, con indubbi vantaggi sul piano del benessere personale e sociale e con minori costi dal punto di vista della spesa sanitaria e sociale.

Il tema della prevenzione, finalizzato a non ripetere pedissequamente ciò che avviene dopo ogni tragedia che colpisce questo Paese (con la solita frase Non succederà più), è un tema fondamentale che deve prevedere non solo un percorso finalizzato alla costruzione di case antisismiche, ma deve anche prevedere un percorso di crescita delle comunità e dei singoli individui che consenta loro di acquisire consapevolezza di sé e capacità di mettere in atto comportamenti autoprotettivi prima, durante e subito dopo l’evento.

Durante la giornata a Ussita è sorta l’esigenza di integrare questi due momenti con un’azione educativa e sociale che consenta di sviluppare il tema della cosiddetta “resilienza”. Tale integrazione può essere resa possibile prevedendo una serie di iniziative che attraverso seminari, convegni ma, soprattutto, la giusta sensibilizzazione delle Istituzioni (satali e locali) consenta di iniziare questo percorso educativo.

La SIPEM come Associazione di psicologi dell’emergenza è pronta a collaborare a questo progetto integrando il proprio sapere con il sapere, le competenze e le esperienze di vita di tutti coloro che parteciperanno a diverso titolo alla Lunga Marcia del 2014.

Un caro saluto a tutti

Roberto Ferri